Waltzing Matilda

Waltzing Matilda

Waltzing Matilda

Domenica 8 dicembre 2024, la giornata inizia più tardi. La partenza del gommone è prevista per le 12, quindi ho tutto il tempo per farmi una vera “American Breakfast” a Newport Beach, con l’aggiunta di un Donut benaugurante appena sfornato dalla vicina Bakery, giusto prima della partenza.

Oggi l’equipaggio è diverso, ci sono Capitan Steve ai comandi e Mark come Guida. Partiamo puntuali, stresso percorso, ma direzione diversa, oggi non si sta sotto costa, si punta direttamente verso l’Oceano aperto.

Venti minuti a tutta velocità, abbastanza freddo (sulla terraferma la temperatura era circa di 14 gradi centigradi, in mare direi non più di 5). Arriviamo in una zona dove si trova già un’altra imbarcazione, un enorme Catamarano colmo di turisti, non lo sappiamo ancora, ma quello che sta per iniziare è uno show tutto per noi, di una creatura meravigliosa, una Megattera adulta, e sarà uno spettacolo che mi riempirà gli occhi di meraviglia, ma che dopo mi segnerà anche con altre emozioni e pensieri. Purtroppo non belli.

La chiamerò Matilda. Siamo li da poco quando la nostra danzatrice da inizio allo spettacolo. Il primo salto che compie (praticamente portando tutti i suoi 15/16 metri di lunghezza e conseguente peso) completamente fuori dall’acqua, a non più di una decina di metri da me. Il rumore dell’acqua all’impatto è impressionante, sordo, acqua che schizza ed esplode in tutte le direzioni.

Matilda ci dedicherà un’ora e mezza di salti, tuffi, immersioni, capriole, emersioni improvvise (si, perché non sai mai dove salterà fuori una volta che si è immersa). La bellezza, la forza e la grazia di questi animali sono incredibili e lei, la nostra “Etoile”, ce lo dimostra ancora una volta.

Siamo tutti, Capitano e Guide incluse, affascinati da questo spettacolo, la seguiamo. Lei si avvicina, poi si allontana, la vedi a 200 metri di distanza e poi a meno di 10 metri da te. Non è ancora ben chiaro il perché le Megattere saltino in questo modo fuori dall’acqua, se per divertimento, comunicazione, o altro, ma la cosa certa è che vedere un animale di 15 metri di lunghezza (parliamo di una casa di 3 piani) è qualcosa che ti colpisce.

Mark, una delle Guide, ha con se un Drone, e grazie a questo segue Matilda nei suoi spostamenti, avvertendoci quando sta per effettuare un salto e permettendomi così di scattare le foto che vedrete qui e nelle portfolios del sito.

Who’ll go a-Waltzing Matilda with me?

Dopo aver assistito a questo fantastico show ci mettiamo in direzione Newport ed iniziamo il rientro verso il Porto solcando le onde morbide di un Oceano anche oggi piuttosto “Pacifico” anche se con un cielo piuttosto cupo. Ci fermiamo a salutare la solita colonia di Leoni Marini che “abitano” la Boa di segnalazione, dopodiché lentamente arriviamo in porto.

Rimango a chiacchierare qualche minuto con le Guide, anche loro fotografi Wildlife, chiedendogli consigli sui settaggi più adeguati per fotografare le Balene, soprattutto viste le difficoltà incontrate il primo giorno. Ci salutiamo, dandoci appuntamento al giorno dopo, visto che avevo già deciso che sarei uscito nuovamente in mare la mattina seguente, ed ognuno se ne va per la sua strada.

Visto che è primo pomeriggio ho una certa fame, quindi decido di andare a mangiare qualcosa, che poi si materializza in un colossale ed ottimo Fish & Chips. Mentre attendo inizio a dare una scorsa alle foto appena scattate, con curiosità ed un filo di emozione. Alcune sono buone, alcune meno, altre si potrebbero definire “belle”,  c’è tanto materiale sul quale lavorare, penso tra me e me.

Matilda e l’impatto dell’Uomo

Scorrendo tra una foto e l’altra ingrandisco per vederne alcuni dettagli, arrivo ad una foto in particolare, una foto di una giravolta su un fianco con la pinna laterale fuori dall’acqua, e mi cade l’occhio su un dettaglio, su qualcosa che sembra essere una corda. Una corda attorcigliata intorno alla pinna. Ingrandisco più che posso e qui la mia espressione cambia, da curiosità a timore, e poi in orrore. Una cima da barca, o la parte di una rete, o l’ancoraggio di una boa, non so capire tutt’ora cosa, ma quello che si vede è una corda che sta strangolando la pinna di Matilda, fino alla carne viva, infliggendole non so quanto e quale dolore. Si, perché anche un animale così grande sente dolore.

E’ uno shock. Ingrandisco altre immagini per conferma che quella “cosa” sia effettivamente allacciata alla pinna e non sia solo un mio abbaglio. La corda c’è, e stringe, stringe così tanto da ferire la balena in modo profondo.

Immediatamente associo il suo “show” ad una richiesta di aiuto, un modo per far vedere a noi che cosa le avevamo fatto, per chiederci di aiutarla in qualche a modo suo. I suoi salti fuori dall’acqua, il suo rotolarsi sempre mostrando la pinna destra, il suo tenere spesso solo questa pinna fuori dall’acqua “sdraiandosi” su un fianco, il reiterato saltare e starci vicini, prima di capire che era tutto inutile ed andarsene verso l’oceano ancora più aperto, fissano nella mia mente la convinzione che Matilda in qualche modo stesse comunicando (inutilmente) con noi.

Da quel momento non posso smettere di pensare a lei, non ci riesco, mi sento in colpa in quanto essere umano, simile ed appartenente alla stessa specie che sta inquinando e devastando il pianeta, in terra con una crudele leggerezza.

Pigrizia e menefreghismo. Una corda di spessore intorno ai 3/4 cm, forse lunga 4/5 metri, può uccidere una creatura che può raggiungere i 17 metri di lunghezza ed un peso di 40 tonnellate. Una sproporzione abnorme, pensateci quando gettate un pezzo di carta o il tappo di una bottiglia.

Futuro e Salvezza?

Il pensiero ricorrente. Se Matilda non riuscirà a liberarsi da sola o con l’aiuto dell’uomo, ha il destino segnato, quella corda lentamente le reciderà la pinna fino all’osso, la esporrà ad infezioni portandola a morte certa, visto che una balena non può vivere senza una delle sue pinne laterali. Affonderà, lentamente, chiedendosi “perché”, per poi scomparire lentamente, per sempre sul fondo dell’oceano.

Dormo con questo pensiero, al mattino dopo non trovo Mark, ma Christine, un’altra Guida, alla quale parlo subito di Matilda mostrandole le foto, quasi certo che già lo sapesse. Infatti è così, ha visto le foto di Mark, dice che sono bellissime e terribili, e che anche lui se n’è accorto subito dopo il rientro in porto. Le dico che, ripensandoci, credo che quello show non fosse altro che una richiesta di aiuto, o lo fosse almeno in parte, e lei mi conferma che è possibile “le Balene sono animali estremamente intelligenti e sensibili, è una ipotesi plausibile”.

Mi dice anche che hanno allertato subito la “Rescue Unit”, un team specializzato nel soccorrere cetacei e altri animali marini in difficoltà e che spera possano trovarla e aiutarla. Le difficoltà sono estreme, prima di tutto trovarla, perché non c’è alcuna garanzia che sia ancora in zona, dopodiché avvicinarla (o meglio, sperare che lei si faccia avvicinare) e affiancarla in navigazione con la barca e, infine, con un coltello provare a recidere la corda. Il tutto con un animale di 40 tonnellate di fianco, in movimento. Coefficiente di difficoltà estremo. La risposta alla domanda che state per farvi e farmi è “no”, non può essere narcotizzata come si farebbe con un animale terrestre o un uccello. Per chi ancora non lo sapesse, le balene sono mammiferi, respirano ossigeno, aria, come noi, narcotizzandola in acqua affonderebbe senza poter respirare, finendo così per annegare. Quindi tutto deve essere fatto in movimento.

Ad oggi non ho aggiornamenti sulla sorte di Matilda, aspetto che i ragazzi da Newport mi facciano sapere qualcosa, spero di positivo. Se così sarà aggiungerò una postfazione a questa storia.

Non sono qui per insegnare niente a nessuno, ma da questa storia ho tratto l’ennesima lezione per me stesso. Oltre alla conferma che siamo noi umani il vero cancro del pianeta, ho capito che anche una cosa apparentemente improbabile, se non statisticamente impossibile, come una minuscola corda nell’oceano più vasto del mondo, può incontrare un animale, anch’esso minuscolo rispetto alla vastità dell’oceano, e ferirlo in modo serio, se non irreparabile.

Pensateci molto bene quando avete un qualsiasi oggetto o rifiuto da smaltire. Noi dipendiamo dei nostri Oceani, dalle loro correnti, dal cibo che ci danno, dalla loro influenza sul clima. Le balene sono, come tutti gli esseri viventi, parte di un ecosistema unico ma anche incredibilmente fragile, ne sono parte fondamentale ed insostituibile e noi dobbiamo rispettarle e proteggerle, soprattutto da noi stessi.

Copyright Marco Redaelli 2025. Sentiti libero di condividere, ma per favore ricorda i credits)

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