The Curse of the Uncatchable Whale
The Curse of the Uncatchable Whale
9.45
Sono le ore 9.45 del 7 Dicembre 2024, Pacific Time, la “maledizione” finalmente è stata spezzata.
Ma torniamo un po’ indietro. Costa Mesa, Newport Beach, Los Angeles. La mattinata inizia presto, verso le 7.00, non prestissimo per fortuna, perché le Balene a differenza degli abitanti del Bush e di tanti altri animali, non sono poi così mattiniere. Si parte con caffè, controllo dell’attrezzatura, batterie, SD Cards, settaggi e vari riti scaramantici propiziatori. Il cielo è azzurro, non ci sono nubi, non c’è nebbia, non c’è nemmeno vento, la temperatura è sui 10 gradi e, considerando che in mare può scendere anche di 10/20 gradi rispetto alla terraferma, mi convince ad indossare un doppio maglione.
Richard, il mio driver per oggi, arriva puntuale. Salgo in macchina, e nel più classico dei mainstream americani riecheggiano le note di “Rocky Mountain High”. Parliamo della giornata, di cosa mi aspetto, del periodo ideale per intercettare le balene che da nord scendono verso la “Baja” in cerca di acque più calde, e di dove poter fotografare in zona dei Colibrì. Realizzo solo in un secondo momento che stiamo parlano contemporaneamente degli animali più grandi del pianeta e di alcuni tra i più piccoli. Non significa niente, ma la cosa mi fa sorridere.
Richard mi scarica al molo augurandomi il meglio, lo saluto, e da buon italiano mentalmente faccio tutti gli scongiuri possibili. Dopo aver effettuato il check-in aspetto l’arrivo del gommone che mi porterà nell’Oceano Pacifico aperto. La Balboa Peninsula è un gradevolissimo posto di villeggiatura, con ristoranti, caffè, tantissimi negozi di souvenir (alcuni veramente assurdi) e una quantità di bellissime (e costosissime) case che si affacciano sull’Oceano o sulla vicina Balboa Island.
Partiamo puntuali con una guida Erika, e un Capitano, Jenna, che ci dovrebbero (in teoria) portare “la”, dove incontrare le nostre amiche. Usciamo dal porto dopo aver ammirato case da sogno che costeggiano tutto l’harbour. Usciamo dal porto, sotto l’occhio severo di alcuni pellicani, e finalmente Erika ci comunica “Welcome to the open Pacific Ocean”.
Fa effettivamente freddo, l’enorme gommone che solca ad alta velocità un mare straordinariamente calmo (pacifico di nome e di fatto, oggi) scendiamo percorrendo la costa in direzione San Diego (ed in direzione “Baja California”), fino che da lontano non scorgiamo del movimento. In poche decine di secondi siamo li, e improvvisamente siamo circondati da Delfini, che si avvicinano, si allontanano, saltano e ci osservano curiosi. “I Delfini amano stare vicino alla barche, anzi direi che le amano proprio” ci dice Erika. Che animali incredibilmente belli i Delfini. Non facciamo nemmeno in tempo a goderci i nostri compagni di viaggio che dal nulla appare una Megattera che compie un salto insensato a poche decine di metri da noi. E’ l’inizio di uno spettacolo straordinario e, per me, la fine della mia personalissima “maledizione”.
Maledizioni
Facciamo un passo indietro. La prima volta che ho provato ad organizzare una giornata di “Whale Watching” era l’Agosto del 2017, eravamo in Sud Africa nella zona del Capo, avevo appena provato, il giorno precedente, la grande emozione di immergermi nelle gelide acque invernali dell’Oceano Atlantico nella classica “Shark Cage” per osservare da vicino i boss della zona i magnifici “Great White Sharks” e volevo ad ogni costo vedere anche le Balene, che sono numerosissime nella zona che vada da Cape Town giù, fino al Capo di Buona Speranza. Da quel giorno e per diversi giorni non ci fu più possibilità di uscire in mare a causa del maltempo (ad Agosto in Sudafrica è inverno).
Fu quello il mio primo tentativo (fallito) di vedere da vicino le creature più grandi del pianeta. A quel primo episodio seguì un secondo tentativo fallito, sempre in Sudafrica, a Simon’s Town nel 2022, sempre per maltempo, preceduto dal frustrante percorso, conosciuto come “Whale Trail”, coperto in auto nel trasferimento dal Capo di Buona Speranza a Cape Aghulas, percorso nel quale “abitualmente” si possono avvistare numerose balene sia in mare aperto che molto, molto vicino alla costa, anche mentre guidi. Quel giorno una pioggia incessante e una nebbia che avrebbe fatto impallidire “The Fog” di Stephen King, non permettevano di vedere praticamente nulla oltre la costa stessa.
A questo seguirono altri due tentativi, nel 2023 a Hervey Bay, in Australia, dove per due dei tre giorni di permanenza ci fu un vento talmente forte da costringere tutti quanti a cancellare tutte le uscite in barca per questioni di sicurezza, ovviamente compresa anche la nostra (Non considero un vero e proprio “Whales Watching” l’osservare un paio di Megattere che saltavano fuori dall’acqua, quasi beffarde, mentre percorrevamo in fuoristrada la “Seventy Five Miles Beach” sull’isola di K’gari, conosciuta precedentemente anche come Fraser Island).
L’ultima tappa del mio “calvario” è del 2024, Swakopmund (Oceano Atlantico, Namibia), e anche in questo caso l’unico giorno di nuvole e nebbia dell’intera settimana fu quello nel quale avremmo potuto uscire in barca.
The Times They Are A-Changin’
Vi immaginerete quindi il mio stupore quando la mattina del 7 Dicembre dalla finestra vidi il sole, nessuna nuvola e la pressoché totale assenza di vento (Grazie, Sant’Ambrogio). Ma torniamo a quel primo salto, che da il via ad una mattinata incredibile nella quale ho potuto ammirare da vicino una incredibile quantità di vita. Poco dopo questa prima esibizione ed aver seguito/inseguito la Megattera per un po’, scorgiamo in lontananza, verso la costa, molto vicino alla costa, una quantità incredibile di uccelli che si danno un gran da fare tuffandosi in acqua: è il segnale che il “lunch feeding” è iniziato. Un enorme banco di Sardine si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ci avviciniamo e ci troviamo davanti ad uno spettacolo incredibile, crudele (come sempre in natura) ma difficile da descrivere: 5 Balene (tre megattere e due “Fin Whales”), qualche centinaio di Delfini, oltre che alle già citate migliaia di Uccelli marini, banchettano con le malcapitate acciughe, creando una mattanza ed una confusione tali da mettere in seria difficoltà (per non dire in crisi totale) il sensore dell’autofocus della macchina fotografica.
Dura poco, una quindicina di minuti, quanto basta a Balene e Delfini per fare il pieno di sardine e lasciare le superstiti ai pennuti rimasti. E’ stato uno spettacolo incredibile, emozionante e unico nel suo genere, “non male come prima uscita”, penso dentro di me. E’ tempo di rientrare, Capitan Jenna mette a tutta velocità il gommone che ci riporterà al Balboa Pier, percorrendo le 16 e più miglia (circa 26 chilometri) in poco più di 20 minuti.
Ma le sorprese non sono finite. Appena fuori dal porto riceve via radio la notizia che potrebbero esserci due “Blue Whales” in zona (le Blue Whales sono le creature più grandi mai esistite sul nostro pianeta), ma forse è chiedere troppo poter vedere anche quelle, ed infatti le due “Blue Girls” se ne sono già andate, ma al posto loro arrivano per salutarci altre due “Fin Whales” (le seconde come dimensioni sul pianeta), che si immergono e si dirigono verso l’oceano aperto.
Sulla strada del rientro in porto abbiamo anche modo di incontrare una famiglia allargata di “Leoni Marini” che, da grande classico, dorme, rumoreggia e si tuffa, dalla boa di segnalazione dell’ingresso del porto. Creature buffe i Leoni Marini, hanno sempre espressioni interessanti, oltre che un odore particolarmente difficile da gestire. Dopo qualche scatto salutiamo i nostri amici “profumati” e rientriamo in porto con ancora addosso l’emozione per quello che abbiamo visto. Felici, perché domani mattina si esce di nuovo in mare.
(Continua…)
